05 Giu 2011

Di Costantino Ranieri che progettò l’ Accademia detta del Casino poi Teatro del Pavone a Perugia

Pubblicato alle 17:31 under Società

Descrizione topologico-istorica della città di Perugia. Di Serafino Siepi

TEATRO DEL PAVONE . Alcuni nostri Patrizj , tra i quali principalm. il con. Costantino di Curzio Ranieri e il con. Alessandro di Pietro Baglioni , promossero la Istituzione dell’ Accademia detta del Casino e la erezione di qu. Teatro . In data del 31 marzo 1717 promulgarono perciò colle stampe un programma in cui progettarono la novella istituzione e la fabbrica del nuovo edificio, per le rappresentazioni di opera in musica o dì commedie in prosa , da eseguirsi in tempo di carnovale da giovani dilettanti del ceto nobile , e per tenere in ciascuna stagione dell’ anno una letteraria adunanza , anche a pubblico intertenimento , giacchè di pubblico capace locale adatto a qualunque siasi teatrale spettacolo di qualche magnificenza, ora stato fino allora mancante Perugia . Troppo angusti erano difatto e di assoluta particolare proprietà i Teatrini del Leone di oro, dell’ Aquila e Ranieri che da qualche anno esisteano . Adottato non senza comun plauso il progetto , 61 individui tra nobili e principali cittadini si sottoscrissero al programma e formarono la nuova Società . Nel 1718 s’incominciò dunque a fabbricare il Teatro, e i principali promotori Ranieri e Baglioni ne furono gli architetti e direttori. Si costrusse tutto di legno a forma quasi di sala quadrilunga ricurva soltanto negli angoli estremi, per cui s’impedia la visuale alle persone che assisteano agli spettacoli nei palchi di fianco. Erano essi di tutto in num. Di 67 divisi in 4 ordini. Si compiè il dì di 27 maggio 1723 e si aprì per la prima volta la sera del dì 8 agosto seg. Con un’ Accademia di musica. Ma nel marzo del 1765 si diè principio a riedificarlo con disegno di Pietro Carattoli che gli diè la opportuna figura di ferro di cavallo. Furono in tal riedificazione di stabile materiale costrutte le mura esterne dei palchi e le corsie, che per l’addietro erano di legno: Nella vaga forma presente si riaprì nel carnovale del 1773 con opera in musica.

L’Atrio è quadrato, con cornicione di stucco e 2 porte esterne e 2 interne che mettono ai palchi e per 2 branche di scale alla Platea . Riconosciute qu. scale anguste ed incomode , specialmente per la uscita, nella circostanza di molto concorso , attraversar dovendosi ben 3 corsie di palchi; per decreto dei 4 aprile 182o emanato dall’ adunanza generale degli Accaderoici, si determinò di riformarle. Prossimo, all’ atrio del Teatro a sinistra era una bottega, al di dietro della quale corrispondea un fondo del palazzo Graziani . Comperato questo , si fabbricò una nuova ampia e maestosa scala a 2 branche con gradini interi di pietra morta, la quale intersecando quasi nella. sua metà l’ antica corsia del I Ordine , cui danno ora accesso 2 porte laterali a un pianotto che divide le 2 branche; conduce dal piano sud. prossimo all’ atrio , direttamente alla Platea . Il lavoro incominciato il dì 5 ottobre 1821 , si vide compiuto e praticabile la sera del 29 dicembre, allo aprirsi del Teatro pel carnovale seg. del 1822.
La Platea è estesa nella maggior lunghezza pal. 48 , e nella mag. latitudine 42 , e la sua altezza è di pal. 45. Il Teatro è capace di più di 1000 spettatori . Ha desso 5 Ordini di palchi o logge in num. di 21 in ciascun ordine . Quello prossimo alla platea era formato come una ringhiera senz’ altra divisione che di colonnette che sosteneano l’ Ordine detto il Primo . Fu nel 1816 anche qu. diviso in palchi corrispondenti agli altri, mediante un tavolato di separazione comune ai superiori , e fu intitolato Ordine Nuovo . titolo cambiato in Primo nel 1821 , sebbene a molti sembrasse poco assai conveniente ad un’ ordine che s’ inalza sopra la platea per 2 soli gradini . Quest’ ordine e il Quinto od ultimo prossimo alla volta hanno sul davanti delle colonnette a centina che lasciando degli spazj traforati tra 1′ una e l’ altra centina ; danno loro appunto l’ apparenza dì 2 ringhiere, e contribuiscono alla sveltezza dell’ edificio . Gli altri 3 ordini hanno parapetti dipinti ad ornato di bassirilievi lumeggiati a oro , in mezzo ai quali sono interpolatamente effigiati de’ cammei rappresentanti i più cel. antichi autori dei teatri e scrittori teatrali . Questi cammei sono di Carlo Mariotti , e gli altri ornati di Raimondo Compagnini bologn. che pur dipinse egregiamente più scene . I parapetti suddetti e i piccoli pilastri che dividono i palchi sono fregiati di cornici ad intagli messi a oro e ripuliti l’ anno 1814 in cui da Luigi Tasca e Gaspare Coccia fu ridipinto il volto . A questo nel mezzo un gran tondo ove è rappresentata Giunone sedente in cocchio tirato da Pavoni e corteggiata dai genj delle Belle Arti . Allo intorno compiono la prospettiva molti e varj ornamenti a chiaroscuro in oro , ond’è che qu, Teatro , singolarmente illuminato, fa di se la più leggiadra ed aggradevole comparsa .
Il Proscenio è fregiato di pilastri scorniciati terminanti in 4 cariatidi che reggono capitelli corintj dorati, su i quali si basano 4 cartocci sostenenti il soffitto. Nel suo sfondo ha qu. dipinte due figure di Fama a chiarosc. con trombe e corone : sul dinanzi ha cartocci tutti e festoni dorati in mezzo ai quali ornamenti di stucco è la sfera dell’ Orologio . Alla bella pittura del Sipario eseguita già da Franc. Appiani nel 1772 , in cui rappresentò Turrena ammiratrice del trionfo di Giunone , perchè mal ridotta dall’ uso e dal tempo , fu nel 1814 sostituita quella di Gaspare Coccia rom. , che offre la riedificazione di Perugia per ordine di Augusto.
Il Palco Scenico lungo palmi 58, largo, compreso lo spazio interiore delle scene , palmi 73 , non manca di tutti gli annessi comodi necessari per gli attori e per le rappresentazioni , ad onta forse della ristrettezza del sito . Le Scene furono in gran parte rinnovate dal sudetto Coccia unitamente a Luigi Tasca padovano Angelo Deangeli rom. e Giuseppe Sforzi livornese . In occasione delle feste da ballo il Palco Scenico è attorniato da tende e coperto da soffitto, la di cui pittura imita il resto del Teatro .
S’ intitola qu. dell’ Accademia del Casino , che fu la sua prima denominazione per essere unito ad un luogo di piacevole trattenimento comune agli Accademici . Gli si diè il tit. del Pavone dopo il suo ristauro , ad imitazione forse degli altri sud. teatrini del Leone e dell’ Aquila , e si cbbe forse in mira (ma ciò non apparisce da alcuna memoria in archivio ) di dedicare il Teatro a Giunone , e prenderne il titolo dall’ Augello sacro a quella Dea , per essere situate in luogo nelle di cui vicinanze , e precisamente ove è oggi il Palazzo Ansidei, si crede che esistesse un Tempio dedicato alla superba Regina dei Numi adorata già dai Perugini con ispecial culto.

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