12 Feb 2011

Costantino Ranieri al funerale di Ascanio della Corgna

Pubblicato alle 19:02 under Società

    ascanio della corgna
    Da Vite de’pittori, scultori, ed architetti perugini Di Lione Pascoli

    Morì Ascanio marchese della Corgna in Roma addì 3. di Decembre a ore venti incirca del 1571., e da Pio V. fu comandato il cadavero doversi condurre a Perugia sua patria a spese della camera Appostolica, e fu posto in una lettiga foderata dentro, di dammasco rosso, e coperta di fuori di broccato d’oro, e da due muli coperti di velluto nero portata, e accompagnata da quindici uomini a cavallo, tra quali erano due paggi sopra detti muli, e portavano due torce bianche accese, e da molti staffieri vestiti a bruno circondata. Erasi stabilito , che uno andasse avanti in ogni luogo per dove passar doveva , a notificare esser commessione di Sua Santità, che dal clero del luogo si dovesse ricevere il morto con ogni onorevolezza, e tralascerò gli onori fattigli sontuossimamente in Narni, e a Todi , ed anco i romori che nacquero tra molti per le precedenze.

    Arrivò in Perugia addì 9. di Decembre 1571. ad un’ ora di notte, e fu posto nella chiesa di S. Pietro, la quale era stata apparata tutta di nero , sopra un bel catafalco con 12. torce intorno accese di continuo sopra candelieri di legno con l’arme del defonto, al capo del cattafalco dai lati stavano due paggi mori, e dai lati appiè, due gentiluomini , che stavano colla testa appoggiata sopra le lor mani, e d’intorno facevano al medesimo corona molti altri gentiluomini tutti vestiti di lutto, e quivi fu visitato dalla maggior parte della città.
    Agli 11. del suddetto mese stabiliti per l’esequìe, fu portato dalla sudetta chiesa al monastero de’ frati Conventuali di S. Francesco con solennissima pompa, la quale ordinatamente, come andò , fedelmente da me fu notata, e qui descritta.
    Si diede principio alla processione dalla detta chiesa di S. Pietro , dove era stato dalla Domenica sera fino al martedì 11. di Decembre a ore 19. accompagnato da tutte le religioni della città, ed i relìgiosi, che a due a due precedevano al cataletto furono quattrocenquarantacinque.
    Dopo le dette religioni venivano dodici gentiluomini vestitì tutti fino a terra di Rovescio, e veli neri, che portavano strascinando 12. insegne di taffettà nero con croce rossa, e con l’arme di Sua Signoria Illustrissima , i nomi, de’ quali sono ì seguentì.

    Ordine primo. Assistevano alla prima fila.

    Claudio Valeriani
    Francefco Fumagioli
    Francesco Gregori
    Annibale Ansidei
    Pier Galeotto Alfani
    Gio: Antonio Sauli
    Cesare Montemellini
    Vincenzo Graziani .
    Pier Jacopo Montesperelli
    Raniero Crispolti
    Orlandino Vibj
    Annibale Floramonti

    Dopo questi venivano l’armi de’ fanti a piedi , cioè un bellissimo corsaletto dorato portato in una bara coperta di rovescio nero che portavano.
    Il conte Giberto degli Oddi, e il conte Uguccione Bigazzini.
    Jacopo degli Oddi lo scudo dorato,
    Troilo Signorelli la spada
    Ascanio Montesperellì la celata.
    Signorello Signorelli la picca.
    Il capitan Lorenzo Consoli la sopravesta di velluto cremisi, guarnito di broccato , e trine d’oro , ed erano li sopradetti seguitì per ordine da otto tamburi coperti umilmente di rovescio nere, come anco li tamburini, i quali rendevano luttuoso, e flebil suono, e vi erano anche sei trombette , co’ trombettieri vestiti del medesimo abito nero.

    Ordine secondo

    Venivano condotti cinque bellissìmi cavalli coperti tutti di nero , e menati dagl’infrascritti per le redini ad uno ad uno dietro li suddetti trombettieri, e dopo ciascun cavallo , come sopra condotto, si strascinava una cornetta come di sotto .
    Il capitan Fabrizio Villani e il capitan Annibal Sisti guidavano un cavallo per le redini. Il capitan Orazio Cantagallina strascinava una cornetta. Il capitan Vincenzo Vibi e il capitano Orazio Vincioli guidavano un altro cavallo. Il capitan Bernardino Cinelli strascicava un altra cornetta .

    Cavalieri di S. Stefano.

    Il cavaliere Malatesta Baglioni e il cavaliere Bartolommeo Cibi guidavano un altro cavallo .
    Il cavaliere Napolione Perinelli strascicava un altra cornetta .
    Il cavaliere Evangelista Almenni e il cavaliere Adreano dalla Penna guidavano un altro cavallo.
    Il capitan Tonfa Barigiani strascinava un altra cornetta.
    Il conte Bigazzini e il cavalier di malta Anastagì guidavano il cavallo ultimo della persona del defonto con gualdrappa di broccato d’oro, coperto con velo nero.
    Il capitan Cecco Montesperelli Gran croce di S. Stefano strascicava lo stendardo rosso Generale.
    Dopo questi veniva un altra bara simile alla sudetta, sopra la quale era un’armatura alla leggiera portata dal capitan Baldo Baldeschi, e capitan Raniero Consoli accompagnata dagl’infrascritti con altre armi.
    Sìlvestro Baldeschi l’elmo.
    Constantino Ranieri lo stocco .
    Il capitan Saracino Montesperelli strascinava la lancia.
    Il conte Annibale d’ Antognolla la sopravesta di broccato d’oro coperta di velo nero.
    Venivano dopo questi due mazze bianche con fiocchi di seta rossa, e verde , una portata dal conte Lodovico di Marsciano in significazione del custode di S. Chiesa.
    L’altra portata dal capitan Fabbrizio Signorelli denotava il Generalato di Maestro di campo della S. Lega .
    Veniva dopo il corpo del defonto portato sopra un lettuccio apparato di broccato, e sotto di velluto verde, seguito da varj, e diversi Conti , e gentiluomini vestiti sontuosissamente, e perciò ducento n’erano stati deputati per portarlo .
    Lo portarono anche i canonici, cosa insolita, e senza memoria, che per lo passato sia successo.
    Erano intorno al cadavere circa dugento putti vestiti dì nero con cappucci in testa , avendo ciascuno la sua torcia accesa in mano.
    Seguivano i Signori Priori della città con tutti i magìstrati vestiti di nero con veli, il che è insolito massime ne’ Priori , che sempre vestono di rosso dal Venerdì santo in poi. Dopo questi venivano D. Pietro Orsini, li due Nipoti del duca di Sermoneta, D. Marcello Acquaviva, il Rusticucci il Castellano , e Tesoriere con tutta la corte di monsignor Governatore , e moltissimi gentiluomini, cittadini e forestieri.
    Ed ultimamente venivano quattrocento vassalli del defonto con Berrette nere con Veli.
    Col qual ordine, se ne vennero da S. Pietro in Piazza grande, dove girarono intorno ad essa, e per la strada ordinaria andarono a S. Francesco, ove si fecero l’ esequie da Monsignore Vescovo di Cagli visitatore generale di questa Provincia solennemente , le quali finite fu recitata una bellissima, ed elegantissìma orazione da Orazio Cardaneti lettore di studio sopra i fatti egregj del defonto.
    La chiesa era tutta coperta di nero , e v’era affissa un’ infinità di composizionì, e poesie latine, volgari, e d’ogni sorta, e durò tutta la funzione dalle 19. ore fino alle 24. , e sempre anche tutte l’altre chiese della città sonarono a morto , e vi si spesero , per quello che si fece conto , da quattro mila scudi.

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