Archive for Febbraio 2011

20 Feb 2011

Giapeco (Giacomo) di Teveruccio Ranieri Ambasciatore presso il Papa Eugenio IV

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Da Storia civile ed ecclesiastica del comune di Gualdo Tadino, di Ruggero Guerrieri

Appunto nella prima metà del 1430, i Priori Perugini mandavano come Ambasciatori a Martino V, messer Francesco Mansueti e Pietro di Filippo degli Oddi per domandare che Gualdo fosse governato direttamente dallo stesso Comune di Perugia in nome del Papa; e sembra infatti che i Gualdesi, con la turbolenta incostanza politica che caratterizzava quei tempi, fossero ben poco soddisfatti della loro dipendenza dal Pontefice, poiché, con l’entrare del nuovo anno 1431, essendo morto Martino V, i Magistrati di Perugia sollecitamente mandarono a loro speciali Ambasciatori, onde persuaderli a non approfittare della circostanza per ribellarsi alla Chiesa, offrendo denari e aiuti di ogni genere, purché rimanessero tranquilli sotto il regime Papale.
Verso la metà dello stesso anno, mandarono nuovamente al Pontefice Eugenio IV, messer Giapeco di Teveruccio e Baglione di Fortera, i quali dopo avergli rammentato che qualche anno innanzi il suo predecessore aveva concesso il dominio di Gualdo, Città di Castello e Montone a Carlo Fortebracci, la qual concessione gli fu poi revocata perché questi era ancora fanciullo, lo pregarono a volere di nuovo restituire al suddetto tali città in Vicariato perpetuo e inoltre a far consegnare a Perugia, a cui apparteneva, una grossa bombarda che si trovava nel Cassero di Gualdo, a proposito della quale anche Martino V, quattro anni prima, aveva inviato un Breve ai Magistrati Perugini, col quale permetteva loro di ricuperarla; ed Eugenio IV diede nuovamente ordine di restituire ai Perugini la tanta desiderata bombarda, rese a Carlo per tre anni il Feudo di Montone e nel seguente anno 1432, ai 15 di Marzo, secondo quanto scrive il Garampi, concesse Gualdo in Vicariato, sua vita durante, a Corrado Trinci, Signor di Foligno, il quale come tributo, offriva ogni anno alla Chiesa per conto di Gualdo, un falcone con rete e cane.

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15 Feb 2011

Fra’ Ranieri vescovo di Piacenza, zio del Cardinale Teodorico

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Da Orvieto, la città dei pontefici: discorso storico Di Vincenzo Prinzivalli

Degli anni nell’ aprii ei volse il piede
Ai claustri di Cistercio , e le dottrine
Che all’uom dier vita, ad indagar si diede
Con le pupille della mente chine :
Di sua ampia sapienza per mercede
Cinse di mitra 1′ onorato crine :
Ma quando ai figli del suo cor sperava
Scioglier gli accenti, a se Dio lo chiamava

Zio paterno del Cardinal Teodorico Vescovo di Palestrina, appartenne al Monistero delle tre Fontane in Roma dell’Ordine Cisterciense. Uomo chiarissimo per dottrina e per singolare destrezza nel maneggio degli affari fu dal Pontefice Bonifacio VIII, adoperato in negozj di grande entità , che tutti portò a felicissimo compimento. Onde coronar pertanto le fatiche e i meriti del quanto dotto altrettanto esperto Claustrale, il prelod. Pontefice lo nominò Vescovo di Piacenza. Ma nell’atto si preparava ad accedervi, colpito da lento insanabile morbo mori nello stesso anno, e venne sepolto nella Chiesa del suo Monistero.
Penetrato dal più vivo dolore per tanta perdita, il Pontefice Bonifacio diresse da Anagni una lettera al Cardinal Teodorico Nepote in data 27. Giugno 1297. nella quale oltre 1′ espressioni di sue condoglianze, gli permise poter fruire dal Vescovato di Piacenza 1500. fiorini d’ oro.

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13 Feb 2011

Raniero de’ Ranieri Governatore di Ascoli

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Da Saggio delle cose ascolane e de’vescovi di Ascoli nel Piceno ,,, Di Antonio Marcucci (abate.)

Per le prepotenti stravaganze dei tiranno Astolto Guiderocchi si mosse il Senato nell’ Autunno del 1504. a supplicare il Cardinal Alessandro Farnese Legato della Marca ( poi Paolo III.) a portarsi qui in Città. Il nostro Giureconsulto Pier Paolo Franchi , ch’ era suo Uditore , gli diè la spinta , e l’ indusse a venir con soldatesca numerosa sulla fine dell’ anno . Ci si trattenne quel Porporato porzione del 1505. , e per conchiudere una pace universale , assolvette Astolto con tut’ i suoi Fautori , e trattò varj Accasamenti fra le discordi Famiglie. Pareva spento ogni fuoco , ma stava sol coperto. Muta pelo il lupo , ma non natura . Cosi accadeva in Astolto , che nel 1505 tornò alle solite manie. Era allor giunto di fresco al nostro governo Monsignor RANIERI Perugino , Prelato di testa e di gran petto . Inviò quelli un dettaglio del Guiderocchismo a Papa GIULIO II. in Roma , e ne spiccò un ordine sovrano dell’ arresto di Astolto Padre , e di Gian Francesco e Tommaso Figli . Fu arrestato il vecchio, e condotto alle bujose della Rocca di Forlì a cantare all’ oscuro .
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13 Feb 2011

Contessa, figlia del tiranno d’Assisi Guglielmo di Carlo, che s’ammogliò a Bertoldo di Raniero de’ Ranieri

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Da Delle storie d’Asisi libri sei Di Antonio Cristofani

Crescevano nel 1392. i disastri col moltiplicare delle soldatesche di Biordo Michelotti, di Broglia di Trino condottier piemontese, e del Brandolino, i quali s’unirono co’fuorusciti ad infestare i piani dell’Umbria. Il contado d’Asisi ne fu più che altri guasto, essendo tra loro Guglielmo di Carlo, il quale vedendo dai cittadini ributtate le istanze, ch’ei faceva caldissime a fine d’esserne rimesso in patria, studiavasi di vendicarsene a più potere, guastando tutto il paese all’intorno. Perchè conoscendo i cittadini impossibile il durare a lungo quel travaglio, benchè da Perugia avessero qualche aiuto di milizie, nondimeno pregarono il cardinal di Ravenna, allora legato del papa in quella città, che volesse comporre le differenze tra loro e Guglielmo, promettendo, se mai succedesse, come speravano, la pratica, di non voler mai più romper fede alla Chiesa.
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12 Feb 2011

Costantino Ranieri al funerale di Ascanio della Corgna

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    ascanio della corgna
    Da Vite de’pittori, scultori, ed architetti perugini Di Lione Pascoli

    Morì Ascanio marchese della Corgna in Roma addì 3. di Decembre a ore venti incirca del 1571., e da Pio V. fu comandato il cadavero doversi condurre a Perugia sua patria a spese della camera Appostolica, e fu posto in una lettiga foderata dentro, di dammasco rosso, e coperta di fuori di broccato d’oro, e da due muli coperti di velluto nero portata, e accompagnata da quindici uomini a cavallo, tra quali erano due paggi sopra detti muli, e portavano due torce bianche accese, e da molti staffieri vestiti a bruno circondata. Erasi stabilito , che uno andasse avanti in ogni luogo per dove passar doveva , a notificare esser commessione di Sua Santità, che dal clero del luogo si dovesse ricevere il morto con ogni onorevolezza, e tralascerò gli onori fattigli sontuossimamente in Narni, e a Todi , ed anco i romori che nacquero tra molti per le precedenze.
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