25 Mag 2008

della strage di Ranieri ad opera dei Raspanti nel 1393 a Perugia

Pubblicato alle 11:53 under Senza categoria

  Da Serie di Legati, Vice legati e Governatori di Perugia, di Giuseppe Belforti

 

1393: I popolari intanto seguendo l’impeto dell’ira loro permisero che fossero bruciate e demolite le case di Pandolfo, e degli altri Baglioni sul Col Landone, e che incontrassero la medesima sorte anche sulle altre,  né avendo più chi ad essi facesse argine, e resistenza, giunti alla casa di detto Baglioni, e trovandolo in essa, l’uccisero e gettarono il di lui cadavere dalle finestre. Passati quindi alla casa di Meser Ranieri, ed avendone bruciata la porta arrivati dentro, tennero per due o tre giorni il detto Ranieri assediato nella torre di casa sua, e con esso Filippo del Boldro dè Barzi, e Nicolò di Mascio pure dè Ranieri, i quali mezzi morti dalla fame si dettero finalmente ai Raspanti, a condizione di essere consegnati al Podestà, perché facesse di loro quanto esigeva la giustizia; ma non avendoli voluti ricevere il Podestà, ricondotti alla casa medesima a forma dè patti, appena vi furono dentro,  che furono uccisi, e gettati dalle finestre.

Si portarono in appresso alla casa di Niccolò d’Anlottuccio, ove uccisero Bartolomeo di Nicolò parimenti dè Ranieri; indi tanti altri ne uccisero, che il numero di nobili e seguaci loro ammazzati giunse al numero di 80, tra quali, oltre ai nominati vi furono anche Ludovico di Mascio, e Polidoro di Costantino dè Ranieri, Marco di Niccolò di Cindo dè Montesperelli, Filippo di Neri dè Montemelini, Lamberto di Lao della Corgna, e Acerbo degli Acerbi.

Durò questo tumulto per quattro giorni sebbene Papa Bonifazio non aspettò di vedere il fine, giacchè la stessa sera dè 30 luglio giunta la notte se ne partì da S. Pietro colla maggior parte dè Cardinali, andandose in Assisi pieno di sdegno contro i Perugini che in dispregio degli ordini suoi, e della di lui dignità avevano sì fieramente tumultuato.

 

 

Da Archivio storico italiano, di deputazione toscana di storia patria (dal Graziani)

 

Pandolfo Baglione, ch’era venuto in piazza con le sue genti, fu condotto a forza dal popolo nel colle di Landone (nel centro di Perugia, presso al luogo dianzi occupato dalla fortezza Paolina), dove non potendolole sue genti per esser poche salvare, restò morto a’ piedi del suo uffizio: morì Pellino di Cucco ancora: e messer Nicolò di messer Baldo, Nicolò di Mascio dè Ranieri e Filippo del Boldro dè Barzi sterono tutti per tre giorni serrati nella torre di meser Ranieri senza mangiar né bere, non si volendo mai render si non con patti, e ‘l  Comune non li volse mai con patti. Il sabbato a mattina si resero per uomini morti, et fur menati avanti al Podestà, il quale non li volle giustiziare; onde fur ricondotti nella casa di meser Ranieri, dove fur, subbito giunti, amazzati e buttati per le finestre: fur morti Vico di Mascio, Oddo d’Agnoluccio e moltissimi altri. Onde in quel giorno tutti i Cardinali si ritirarono a S. Pietro col Papa, dove incarcati i lor muli, gl’inviarono alla volta di Asisi.

 

 

 

 

 

 

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