15 Feb 2008

Bertoldo e Guglielmo Ranieri, feudatari di Torchiagina

Pubblicato alle 20:54 under Senza categoria

   

 

Non si conosce l’anno della sua costruzione e le sue origini si perdono nella notte dell’Alto Medioevo, prima dell’anno Mille.

Inoltre, a causa delle tormentate vicende belliche subite nel corso dei secoli è stata sottoposta a più distruzioni e ricostruzioni fino ad assumere verso il 1300 e 1400 l’attuale fisionomia.

Per fare un po’ di luce sulla sua origine è utile ripercorrere a ritroso la storia del paese che da lei prende il nome: Torchiagina.

Il nome di Tor-Chiagina compare la prima volta negli Annali Decemvirali del 1521, per indicare il paese che si era formato, a ridosso delle proprietà della Torre: la Turris Clasina.

Prima di allora il paese era chiamato semplicemente Chiagina o Clasina come già compare in un atto notarile del 980 d.C.

Clasina era un piccolo borgo medievale sorto accanto alle rovine di un antico villaggio umbro-romano: il Casalino, che ancora sopravvive nel nome di una strada vicinale dell’attuale Torchiagina e in un terreno detto "del casalino" dove ancora oggi, arando, emergono cocci e pietrame antichi.

Una pergamena del 980 d.C., conservata nell’archivio della Cattedrale di Assisi getta un raggio di luce nell’oscurità di questo periodo.

E’ un contratto di matrimonio stilato secondo la legge dei Longobardi da un notaio di Assisi nell’ottobre del 980, tra il Signor Stefano di fu Aforo, signore di Clasina e Adelberga, figlia di Lotario di Assisi.

Era usanza presso i Longobardi poter ripudiare la sposa dopo la prima notte di matrimonio se non fosse stata trovata vergine o comunque la mancata verginità poteva essere usata a pretesto per impugnare in qualsiasi momento la validità del matrimonio.

Per rimediare a questo inconveniente e garantire maggiore stabilità alle famiglie, Liutprando nel 714 introdusse l’istituto giuridico della Morgengabe = dono del Mattino, dono della quarta parte dei propri beni presenti e futuri che lo sposo doveva dare alla sposa qualora l’avesse trovata vergine nella prima notte di matrimonio. La consistenza del dono doveva essere dichiarata pubblicamente davanti amici e parenti il giorno dopo il matrimonio e registrato con atto notarile.

Nel Medioevo il Casalino si sposta progressivamente, lungo il Chiascio nei pressi della Torre, in mezzo alle terre bonificate e dissodate dai coloni dei benedettini di Santa Maria di Valfabbrica e di San Pietro di Perugia, e incomincia ad essere indicato con il nome di Clasina.

E’ certo che verso la fine dell’anno Mille vivevano nella zona feudatari di origine longobarda, che avevano mantenuto le loro tradizioni e si rifacevano alle loro leggi: "lex nostra longobardorum" e Stefano era molto probabilmente un signorotto longobardo proprietario dell’insediamento rurale sul Chiascio in Clasina presumibilmente fortificato sia perché località di confine sempre molto contesa sia per la difesa della sua attività produttiva.

Il Chiascio era il confine che separava il Ducato di Spoleto e l’Esarcato bizantino.

Al tempo di San Francesco, nel 1160, contro questi feudatari longobardi insorgerà il popolo del comune di Assisi.

Anche allora i terreni di Clasina erano rinomati per la loro fertilità e molte nobili famiglie come quella di Muzio di Francesco e del nonno di Santa Chiara, Offreduccio Scifi ed enti, come l’Abbazia di San Pietro di Perugia e la Chiesa di San Ruffino di Assisi, possedevano qui terreni e proprietà.

Ulteriori notizie riguardo a questo periodo si possono ricavare dagli scavi eseguiti in occasione del restauro per il consolidamento strutturale della Torre e relativa corte.

E’ emersa una pianta all’origine più complessa di quella attuale, che testimonia la presenza in epoca antica di un complesso industriale più articolato di quello successivo.

Accanto alla lavorazione di prodotti agricoli c’era anche la lavorazione dei tessuti: lavanderia, tintoria e gualchiere.

Oltre le gualchiere erano in azione anche la macina da guado e le mole per il frantoio dell’olio e dei cereali, alcune delle quali ancora oggi conservate nonostante la distruzione del mulino e delle sue canalizzazioni idrauliche.

Nel  1254 inizia l’influenza della Famiglia dei Brancaleoni di Piobbico su molte città dell’Umbria e ad Assisi si insedia Ser Francesco della Carda dei Brancaleoni, uomo d’armi e abile militare, che in virtù dei suoi servigi riesce ad ottenere terre e palazzi tra cui quello di Clasina, che nel 1383 troviamo citato come Palazzo Fortilizio in Baylia Clasina e nel 1485 come Turrim Clasine, nel 1519  come Oppidum Chiagina e nel 1521 come Turris Clasina.

Il figlio di Ser Francesco della Carda è Muzio di Ser Francesco, canonico di San Ruffino fino al 1309, quando fu scomunicato e ridotto allo stato laicale dal Papa. Muzio ha possedimenti a Clasina e ha tre figli: Pellola, Andrea, Carlo. Figlio di Carlo è Guglielmo di Carlo al quale appartiene il palazzo fortificato "Guillelmi in Baylia Clasina" come compare in un documento del 1383.

Nel 1385 Guglielmo di Carlo Signore di Assisi, viene cacciato dagli Assisani con l’aiuto dei Conti Nepis e dei perugini e si rifugia nel Castello di Torchiagina e di Torranca dai quali pure in seguito sarà cacciato, per cui dal 1400 al 1460 la Torre ebbe come feudatari Bertoldo Ranieri e suo figlio Guglielmo, seguito da Matteo Baldeschi e dai suoi figli Pietro e Baldo, famiglia imparentata con i Baglioni.

 

 

 

 

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